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E' annoverata tra le porte principali che
si aprivano nella parte vecchia (a destra del torrente) della
città. Probabilmente la sua importanza era maggiore
nel periodo longobardo-bizantino quando Brescello, in mano
bizantina, poteva minacciare provenienze ostili verso la città.
Prende il nome dalla omonima chiesa ancora oggi individuabile,
dopo gli interventi del 1969/70 , in via Affò dove
sorgeva. Tra il 1277 e la fine del secolo subì numerosi
rifacimenti, per essere nuovamente fortificata nel 1338. Le
cronache la ricordano nel 1329, quando la figlia di Rolando
Rossi, che andava in isposa ad un figlio di "Cane della
Scala", venne condotta fuori di Porta S.Barnaba "al
molino di Forepecora" per imbarcarsi e proseguire in
nave per Verona, attraverso Colorno e Mantova. Porta S.Barnaba
spicca per la semplicità dell'impianto privo di fortificazioni.
Intorno al 1600, durante il ducato di Ranuccio I, viene riedificata.
Era dotata di due ponti levatoi: uno per l'ingresso principale,
l'altro per quello di destra, mentre l'ingresso di sinistra
era cieco. Nel 1830 la costruzione di una nuova barriera su
via Garibaldi ne decretò la completa distruzione. L'immagine
della parte farnesiana ci è conservata unicamente attraverso
un disegno.
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